Dietro al vetro, opaco.

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Vi è un libro che mia figlia ama moltissimo, si intitola “Il topo che non c’era”.

In un’immagine il gatto immagina il topo “come avvolto in un suffumigio” e non riesce a vederlo bene, per intero… mancano i dettagli.

Si capisce sia il “suo” topo ma è avvolto in una nebbiolina.

E così, come quando osserviamo, o meglio, guardiamo di sfuggita le situazioni dietro ad un vetro opaco.. non riusciamo ad avvolgerle con lo sguardo per fissarle in noi e poi approfondire.

Manca la cura dei dettagli, manca la lentezza del poter far sedimentare una situazione per riscoprirla poi.

Albe e tramonti, momenti affascinanti, magici… che mai riusciremo a cogliere appieno nel loro sapere di limbo e trasformazione, nella loro unicità e differenza di giorno in giorno.

Eppure la donna e l’uomo sanno, pretendono di sapere tutto.

Anche quello che a loro non appartiene, anche le leggi naturali o le situazioni che altri esseri vivono.

Uomini e donne che sanno ma poi dimenticano.

L’esperienza ha del magico, secondo me…

Sapere qualcosa ed esperirlo… L’esperienza permette di rimembrare…

Di riassaporare esaltazione e strazio fin nei luoghi più profondi del nostro corpo.

Quando ti avvicini all’età matura inizi a rimembrare un po’ di cose, a tenerle in te.. E poi appare quell’alba, appare quel tramonto ed hai il dovere di ascoltarti… perchè di albe e tramonti così sono in grado di risvegliare qualcosa in te.

Eppure non rimembriamo quasi mai: chissà, forse sentire troppo ci mette a nudo.

Ma siamo bravissimi a vedere negli occhi altrui, quel dolore che ci appartiene e non riuscire ad abbracciarlo e farlo nostro.

Quel non riuscire a dire: io l’ho visto, ci son passato.

Quale la tendenza a sentirci sempre “a posto”, responsivi al canone sociale del “son bravo”?

Quale la tendenza che davanti a delle domande fa arroccare nelle nostre più profonde convinzioni di consapevolezza autentica e presente, senza pensare a ciò che abbiamo vissuto, a ciò che potremmo vivere.

Non sappiamo quello che ci toccherà vivere domani, non sappiamo come saremo in grado di farne esperienza: albe e tramonti son pieni di mistero.

Sappiamo però quello che il nostro corpo ci rimembra.

Sappiamo cosa vuole dire “sentire tremare la Terra sotto i piedi” ma, perchè lo dimentichiamo?

Se tempo fa, il non sapere cosa potesse succedere mi tediava e lo sperare di essere sempre sul pezzo tranquillizzava la mia mente prestazionale… Oggi mi dico che non so cosa potrà essere di domani e ci sono, l’affronterò. Magari essendo sul pezzo e magari non essendoci mai, ma di sicuro rimembrando.

Questo è il vero pensiero che mi rasserena oggi.

Insieme alla sospensione del giudizio sulle scelte altrui.. perchè non so come avrei affrontato io la sua vita.

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Di maestri, maestria e botteghe scomparse.

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In un mondo veloce, dove non ci si può fermare, dove il sapere viene venduto in soldoni.

A cosa servono occhi ed orecchie spalancate, cuori aperti e pance capaci di sentire?

Mio figlio torna a casa da scuola con frasi di uguaglianza, di lentezza, attesa e rispetto: so da dove arrivano queste parole.. Amo la sua maestra, negli anni dell’apertura al mondo sta insegnando saperi ed emozioni che lo accompagneranno per la vita. Lui è l’unica che riconosce come tale e le porta molto rispetto.

Sono una donna molto fortunata: nella mia vita e nella mia professione ho incontrato Maestre e poi sorelle con cui condividere quello che ho appreso.

Le mie Maestre non si sono mai definite tali.

Amo le botteghe, di attrezzi e materiali.. quei passaggi di consegna tra persone che possono essere fatti solo in totale apertura e rispetto, con attenzione, lentezza.

Quel passaggio di testimone che il vecchio lascia al più giovane per andarsi a riposare, amo i maestri che lasciano liberi perchè l’allievo è oramai in grado di andare da solo e sperimentare la sua propria via.

Negli anni, passati a fianco a fianco si compie l’iniziazione.

Iniziazione fatta d’attenta osservazione, umiltà e che costa tanta fatica, frustrazione ma che non costa 300 euro.

Iniziazione che insegna davvero con l’aiuto ed il sostegno del tempo, con le domande, con gli scorni, con il perdersi ed il ritrovarsi o il perdersi e basta.

Nei corsi energetici dove basta pagare per potere raggiungere un potere… ma che potere è, che competenza, davvero, si compie?

Un Maestro che si fregia di questo titolo senza vederlo riconosciuto negli occhi dei suo discepoli che potere ha?

Il socratico “so di non sapere” quello amo.

“il non sapere” che permette di migliorarsi, sempre e comunque a suon di ginocchia sbucciate e mani sulle spalle.