Quella sorella (oscura) nel diventare mamma… e non solo…

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Le Nere Signore sono sempre associate alla Morte.
In quanto associate ad essa non vengono quasi mai nominate, anzi, spesso sono negate, demonizzate, sottovalutate, come se dovessero sempre appartenere ad altre e non a noi stesse.
Sto imparando, nel mio percorso di crescita, che queste Nere Signore ci accompagnano, affiancano ed “assistono” anche nei momenti di “passaggio”, infatti solo grazie a “piccole morti” possiamo far nascere nuove parti di noi stesse.
Una Nera Signora che spesso incontro nella vita professionale ma che ho scorto anche in quella personale ė colei che chiamo “Sorella Oscura”: la “depressione”.
Per anni, pur con un background pedagogico alle spalle, La ho largamente sottovalutata ritenendola una problematica che “apparteneva ad altre” magari perché deboli, magari perché non supportate, magari per tanti motivi che comunque non mi avrebbero mai riguardato.
L’associavo a persone già un po’ tristi, che reagivano alle cose in modo negativo.
E poi son diventata mamma e ho iniziato a voler camminare a fianco di altre donne.. Più si cammina a fianco delle altre, più ci si apre, più ci si fa ricettive… Si incontrano donne, sorelle, madri, ombre nere…
Ed eccole le nostre Sorelle Oscure, le vedo, piccole piccole.. Incastonate come un cammeo fra le nostre scapole, proprio lì dove ci avrebbero strappato via le ali..
A volte rimangono piccole piccole, come una parte di noi “in potenza”, a volte prendono il sopravvento e divengono giganti ed imponenti.. Così mastodontiche da togliere forze, fiato, respiro ed aliti di vitalità.
Le Sorelle Oscure nella maternità arrivano accompagnando i “momenti di passaggio”, nella maternità a volte prima della nascita del nostro bimbo a volte dopo, subito dopo o anche qualche bel mese dopo.
Arrivano e si siedono addosso a noi, dormono nel nostro letto spargendo una polverina sonnolenta, offrono giudizi non richiesti, dispensano senso d’inadeguatezza, ci fanno sentire in colpa per non amare a sufficienza il nostro bebè o per non essere abbastanza disponibili col nostro partner, con le amiche e la famiglia.. si cibano del nostro stesso cibo e mano a mano che noi ci sentiamo sempre più piccole e senza forze loro crescono, crescono con un’alone grigio che tinge le nostre finestre impedendo alla luce del sole di filtrare.
Ė così, quando ci apprestiamo alle “piccole morti”, quando ci apriamo per donare la vita diventiamo più vulnerabili ed ė più facile che le nostre Sorelle Oscure arrivino per godere del nostro banchetto.
E quando hanno il coraggio di sedersi alla nostra tavola, siamo noi e loro. Siamo in due, una di fronte all’altra ed è necessario guardare “l’altra”.
Guardarla, accoglierla come una parte di noi, ringraziarla per essere venuta ad insegnarci qualcosa e parlarle. Parlarle per riconoscerla e decidere quanto spazio vorremmo offrirle della nostra vita.
Riconoscerla per darle importanza e narrarla, parlare di lei ad amici, familiari e specialisti.
Come ogni cosa più le si offre il diritto di essere conosciuta più ė facile offrirle dei limiti, dei confini cosicché faccia sempre meno paura e si prenda sempre meno spazio.
Lo stare fra donne, il continuare a tessere ” quel filo rosso che tutte ci lega” può aiutare la nostra Sorella Oscura a non prendere il sopravvento ma ad essere riconosciuta come una parte di noi che viene a farci visita ma che non diviene unico punto di riferimento.

Se pensi di avere a che fare con la tua “Sorella Oscura” parlane! Puoi anche  cercare il centro regionale più vicino a te che si occupa di depressione “al femminile”.

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