Parlare ai bambini della Vita che finisce e ricomincia…

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La prima volta che ho parlato al mio bimbo grande di Morte è stato un anno e mezzo fa..
Il 1 luglio 2012..
Io ero in ospedale con una cara amica che stava dando la Vita al suo secondo bimbo.. Negli stessi attimi la mia adorata cagnona Maia ci ha lasciato improvvisamente..
In famiglia nessuno si è sentito di dire nulla a Sirio (il mio bimbo “grande”)..
In famiglia lo spiegare la Vita è sempre stato compito mio..
Ho salutato quel corpo, oramai duro, carezzandole la testa..
Ho preso il mio bimbo, che all’epoca aveva due anni e mezzo, l’ho abbracciato e l’ho messo occhi, negli occhi davanti a me..
Io piangevo. Piango sempre, quando mi occupo di Vita piango sempre: nelle Nascite e nelle Morti…
“Maia era molto stanca questa mattina ed è andata in cielo, aveva bisogno di riposare e lì riesce a riposare bene… A noi mancherà ma lei ci penserà tanto e ci guarderà sempre.”
Sirio ha capito.
A distanza di due settimane ci ha lasciato anche l’altro nostro amico a quattro zampe.
Sirio ha passato tutta estate a spruzzare acqua al cielo: “Mamma guarda! Do da bere a Maia e Grey! Loro ridono!”. Lui aveva capito e, di sicuro, vedeva cose che io non riesco più a vedere.

Qualche sera fa sono stata da una mamma che doveva parlare ai suoi bimbi.

Se dovete parlare ai vostri cuccioli, trovate un luogo concreto per far riposare le anime in partenza e rincuorate i piccoli che l’amore resta, sempre accanto a noi.

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Il portare..

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Portare per “stare insieme”..
portare per dirsi “ti voglio bene”..
portare per la voglia che ha di mamma..
portare per farla giocare con i tuoi ricci..
portare per “sentirla pur non vedendola”..
portare per poter fare, nel frattempo, altre cose..
portare perchè è bello..
portare per recuperare il tempo perso in giornata..
portare per addormentare e darsi la buonanotte..

Non voleva allattare..

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Spesso sento dire le parole: “Beh.. in fondo non voleva allattare..”

La frase è un po’ forte, di sicuro giudicante.. non entra a far parte della mia professione..

Forse è meglio dire: in base a quello che ho visto/sentito/percepito (dipende dallo specialista in campo) quella mamma aveva latte o avrebbe potuto averne ma ha scelto di non allattare.. E capisco quando ci si arrabbi perchè la spiegazione più quotata è “non avevo latte” e non “non me la sento più..”. Ma questo è un altro discorso e non andrei a sottolineare troppo la cosa ad una donna emotivamente aperta dal parto, le cui parole degli altri hanno un riverbero enorme.. Ci sarà tempo, se si vorrà, di farsi una chiaccherata più avanti!

Il dirsi rinuncio all’allattamento è una dichiarazione molto forte e spesso è più facile dirsi: “Non son riuscita” piuttosto che: “Ho dato priorità ad altro”.

Sono stata una donna che piuttosto che non allattare più ha rischiato di rovinare il rapporto con suo figlio, poi ho capito che la serenità di entrambi passava anche da ben “altro”.

Sono una donna che alla seconda gravidanza allatta ininterrottamente da 14 mesi e mezzo. A volte pesa ed a volte appaga immensamente ma è uno stupendo modo di stare insieme.

Cos’è meglio? Il meglio è quello che fa interrogare quella mamma e quel bambino a trovare la giusta via, per loro ed in quella situazione.

Ci sono parti perfetti a cui seguono allattamenti altrettanto idilliaci.

Ci sono allattamenti che risanano addirittura parti che non avremmo voluto.

Ci sono poi allattamenti che, aldilà dei supporti ricevuti, fanno sentire sconfitte, sempre in ritardo, sempre ad inseguire qualcosa, dove quando si completa faticosamente una tappa se ne aggiunge una molto più complessa.

Una donna fantastica mi ha insegnato che, in questi momenti.. un giorno d’allattamento vale tre mesi ed un mese di latte materno vale tre anni.

Le mamme lo devono sapere.

A tutte le mamme che cercano la strada più giusta.