Abbracciando l’apparente fragilità.

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Trame che si tessono: davanti ai miei occhi, dietro alle mie spalle con fili dei miei orli scuciti…

Le Madri ed i Bimbi, le loro anime.

Donne e nuove creature che si avvicendano, che si legano o che rimangono lontane l’una dalle altre, magari conoscendosi grazie a parole, a racconti, magari toccandosi solo per un attimo, o per poche ore.

L’attesa.

I travaglio.

Il parto, la vita che passa dal buio alla Luce, la conoscenza e la negazione di essa.

Tensione di Donne, di Madri che vogliono toccare l’autentico.

Tensione ed imposizione di chi l’autentico lo nega, che ne tiene lontana anche l’idea, lo sfioramento.

Il dolore, la paura di esso che sovrasta l’incontro.

L’abbracciare il dolore, l’abbandonarsi ad esso, l’apertura.

L’apertura al figlio, alla figlia a qualcuno che portiamo nel grembo ma che è diverso da noi.

L’arrendersi a lei, a lui, a quello che ci porterà nella Vita.

La scoperta del “sentirsi in grado”…

Lo scoprire la parte selvaggia, l’animale istintuale da parto che ci guida.

E la scoperta che ci si può sentire in grado anche dopo.

Anche se tutto è andato diversamente dall’immaginato.

L’autentico che si tocca nei primi giorni di vita da Madre: nella disperazione e nell’innamoramento.

La fragilità che si ripresenta, che permette di crescere a noi, alle nostre figlie ed ai nostri figli.

La fragilità che porta in sé l’autentico solo se accolta e guardata controLuce.

immagine da http://www.pinterest.com

Tra veli e teli: tra donne di donne.

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Non avevo idea cosa davvero sarebbe nato quando provai a portare la prima tenda rossa in Brianza: credevo sarebbero arrivate donne ed i teli rossi le avrebbero avvolte nei loro racconti…

Ho sempre avuto tensione verso il femminile che si sostiene: in gruppo, a due davanti ad un caffè…

Da preadolescente volevo creare una “lega militare femminile”: oggi il pensiero mi fa sorridere e rabbrividire ma era solo una tensione a creare una cerchio di donne che potesse difendersi l’un l’altra.

Durante l’adolescenza le figure femminili son state fondamentali: mia madre ha dovuto farmi da madre e da padre e non la ringrazio mai abbastanza, offuscata dai piccoli limiti reciproci.

Durante l’adolescenza ho “goduto” fortemente nelle mie amiche, ed averne alcune in tenda rossa è molto molto bello: c’erano le mie “sorelle di sangue” a scuola… con cui si condividevano pezzi di vita pur nelle arricchenti diversità (che vedo oggi ma allora non notavo).. ed avevo la mia sorella di sangue qui, ad un passo da casa: quella con cui si condividevano racconti interminabili e sigarette di nascosto, nella diversità, a volte agli antipodi, ma legate da un grosso affetto.

L’università ed il lavoro hanno tessuto nuove trame di donne: ho trovato le mie “madri professionali”: donne da cui farsi coccolare, ascoltare da cui attingere sapere a piene mani…

E poi le mie “madri spirituali”, portate dalle gravidanze e dai miei parti: dei riti di passaggio che mi hanno portato enormi ricchezze e fatto camminare ancora un po’ verso il femminile e verso le donne in cerchio, unite e sostenute da un’unica grande ragnatela ove le azioni di una si armonizzano a quelle altrui: pian piano siete entrate nella mia vita.

Ogni incontro ha portato nuove sorelle, nuove storie, nuovi fili e nuovi teli: alcuni sono stati fondamentali per me, come donna, come amica, compagna e come madre.

Hanno permesso a semi latenti di trovare la loro via e di farsi spazio fendendo il terreno, lo hanno annaffiato e più questo accadeva più sentivo crescita per me e per tutte le donne che mi erano accanto… La magia dei cerchi di donne..

Ogni incontro ha permesso la nascita di relazioni fra donne che si cercano e si accompagnano.

Ogni incontro ha tessuto nuove trame in tenda rossa, nuovi incontri: nuovi occhi che si ritrovavano negli occhi delle altre… nelle storie delle bambine che vicendevolmente si è state.

Ogni incontro ha permesso a ciascuna di noi di vedere in se stessa sfumature impercettibili, sfaccettature fino ad allora poco illuminate e di trasformarle…

E così come in una maglione che viene usato per molto tempo i colori cambiano, i fili si allentano, le maglie divengono morbide, altri fili si tirano… e poi, come facevano le nonne.. il maglione viene reso nuovamente filo e torna ad essere qualcosa di nuovo, più vissuto, di sicuro con molta più storia e fascino.

Così donne che arrivano in tenda rinascono, grazie alla magia di altre donne, “grazie all’ossitocina dell’amore che qui si respira” (ndr Simona Petroaie), grazie alla cura del cerchio: donne iniziano percorsi molto personali dentro ma anche al di fuori della tenda affiancate dallo specialista o dalla disciplina che più sentono affine.

E così torna quel legame del tutto femminile giocato nelle calde sere estive nei cortili delle cascine, fra sedie in stradine terrose del sud Italia…

Torna quel dialogo,

quell’avere bisogno l’una dell’altra,

quel sentirsi protette l’una dall’altra,

quel sapere che le altre donne ci sono.

Quell’amore femminile, quel luogo sicuro che a distanza di giorni resta, rassicura e coccola nella quotidianità ciascuna di noi.

Io le amo queste Donne.

Grazie alla mia sorella Khadija per la foto: http://lotusharmony.org/

Buon 2016

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Ringraziando ciò che è stato, non sempre facile ma illuminante.

Che sia un anno prospero,
di luci negli occhi che sovrastino transitorio buio nel cuore.

Che sia un anno di cammino, con piazzole di sosta accoglienti e paesaggi mozzafiato.

Che vi siano sabbie mobili ma sorelle, amici e compagni che riescano a trarci fuori di lì.

Che vi sia Luna, ciclicità e nascite di bimbi nuovi, di bimbi che possano illuminare il futuro.

Che sia un anno di crescita, di sfumature fra il bianco ed il nero ma anche d’arancio, rosso e  violetto;

Anno di menti, di cuori e di pance che cambino e si diano l’opportunità di crescere.

Che sia un anno di profondo rispetto.

Che sia anno di apertura come mai sia stato.

Percorrendo

 

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Ieri sera, per la buonanotte, io ed i miei figli siamo stati guidati da “Tranquilla Piepesante”, favola di Michael Ende: la tartaruga cammina, cammina, fa un sacco di strada… Arriverà tardi ad un appuntamento ma troverà altro.

Dormendoci sopra mi è risuonata Tranquilla, mi è “suonata” proprio a modo mio.

L’imparare a stare nel percorso, e non nella meta.

Nello stesso momento mi sono risuonate le parole narrate davanti ad un caffè pomeridiano con una bellissima donna: il percorso della maternità.

“Aspettando” Sirio ero molto sicura: avrei fatto tutto quello che donne fanno da millenni, guidata da un’antica sapienza

Lo dicevo certo e ne ero pure convinta.

Così non è stato… I cuccioli arrivano sempre per insegnarci grandi cose, se le vogliamo vedere.

Io, amazzone dei miei 29 anni, guidata più ad un obbiettivo che non all’apertura verso il condurre una Vita sulla Terra; e Lui, bimbo sapiente, nella mia pancia lo urlava: “mamma non arriverò come tu mi vuoi!! Arriverò a modo mio e farò tutto a modo mio”..

E’ arrivato, con quel suo modo tutto suo.

E poi abbiamo imparato ad amarci e lo facciamo ancora, ogni giorno, camminando insieme: ascoltandoci, osservandoci e parlando tanto.

Grazie al modo con cui i miei figli hanno dato una bella spinta al mio percorso ho imparato tanto… ed ho scoperto lo “stare” mentre si percorre una strada.

Ho imparato a “stare” e sto imparando a gustarmi il percorso: il bosco, il suo profumo, le foglie secche e fra loro fiori e funghi, il canto del pettirosso…

Sto imparando che non ha ragione la pancia, il cuore o la testa. Di volta, in volta, vanno ascoltate tutte e tre: vanno fatte risuonare in noi.. cioè a me fa bene.

Non so se davvero mi interessa cosa farò domani.

Di sicuro starò camminando, a volte avrò un’idea da realizzare a volte no.

Anche quando avrò un obiettivo però non correrò ma osserverò bene e mi gusterò il tutto.

Andrò…

un po’ avanti, un po’ indietro e anche di lato,

ogni tanto mi perderò fra sterpaglie,

e ascolterò il canto dell’acqua del fiume,

magari rimarrò un pochino impaltanata in terreni troppo melmosi,

sarò accecata dal sole ghiacciato poche ore dopo l’alba,

o inzuppata da pioggia scrosciante.

Ma sarò lì a godermela.

Di sicuro troverò chi mi dice cosa sia meglio fare oppure no.

Non credo darò loro retta, sarò interessata al percorso e non a cosa di preciso fare o non fare.

Sarò interessata e cercherò di starci con tutta me stessa: come quando mi siedo quell’ora a settimana e capisco che tutto quello che ci accade è collegato, che tutto appartiene alla stessa identica magia che noi mettiamo in moto sentendoci parte integrante della strada, della Natura.

E mi sentirò ricca, tanto ricca…

Non è un ricco pomposo di una che possiede, è un ricco di colei che ringrazia per chi incontra e per quel che trova sulla sua strada.

Una ricchezza che raccolgo ogni giorno, grata della Vita e di quello che ancora devo capire.

Fine Ottobre, il passaggio fra i mondi.

Invocazione a giornate di fine ottobre, dopo pulizie “energetiche” (fase della Strega)

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Scopa scopetta, porta via quest’aria maledetta.

Che vada quel che deve andare e resti ciò che vuole restare.

Che le foglie secche cadano e si aprano le porte alle Antenate, nonne che osservano e vegliano, come Moire, sui nostri fili.

Fa si che il Passaggio sia custodito e mi custodisca,
che nell’Umiltà io possa continuamente trovare la saggezza del mio centro.

Fa si ch’io possa sperimentare la solitudine e la completezza della Strega, pur legata, da quel filo rosso, alle mie sorelle.

In questi giorni, che le Streghe siano in cammino, non simulacri vuoti, non voci narrate ma Donne sapienti e coraggiose vissute.

Quella sorella (oscura) nel diventare mamma… e non solo…

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Le Nere Signore sono sempre associate alla Morte.
In quanto associate ad essa non vengono quasi mai nominate, anzi, spesso sono negate, demonizzate, sottovalutate, come se dovessero sempre appartenere ad altre e non a noi stesse.
Sto imparando, nel mio percorso di crescita, che queste Nere Signore ci accompagnano, affiancano ed “assistono” anche nei momenti di “passaggio”, infatti solo grazie a “piccole morti” possiamo far nascere nuove parti di noi stesse.
Una Nera Signora che spesso incontro nella vita professionale ma che ho scorto anche in quella personale ė colei che chiamo “Sorella Oscura”: la “depressione”.
Per anni, pur con un background pedagogico alle spalle, La ho largamente sottovalutata ritenendola una problematica che “apparteneva ad altre” magari perché deboli, magari perché non supportate, magari per tanti motivi che comunque non mi avrebbero mai riguardato.
L’associavo a persone già un po’ tristi, che reagivano alle cose in modo negativo.
E poi son diventata mamma e ho iniziato a voler camminare a fianco di altre donne.. Più si cammina a fianco delle altre, più ci si apre, più ci si fa ricettive… Si incontrano donne, sorelle, madri, ombre nere…
Ed eccole le nostre Sorelle Oscure, le vedo, piccole piccole.. Incastonate come un cammeo fra le nostre scapole, proprio lì dove ci avrebbero strappato via le ali..
A volte rimangono piccole piccole, come una parte di noi “in potenza”, a volte prendono il sopravvento e divengono giganti ed imponenti.. Così mastodontiche da togliere forze, fiato, respiro ed aliti di vitalità.
Le Sorelle Oscure nella maternità arrivano accompagnando i “momenti di passaggio”, nella maternità a volte prima della nascita del nostro bimbo a volte dopo, subito dopo o anche qualche bel mese dopo.
Arrivano e si siedono addosso a noi, dormono nel nostro letto spargendo una polverina sonnolenta, offrono giudizi non richiesti, dispensano senso d’inadeguatezza, ci fanno sentire in colpa per non amare a sufficienza il nostro bebè o per non essere abbastanza disponibili col nostro partner, con le amiche e la famiglia.. si cibano del nostro stesso cibo e mano a mano che noi ci sentiamo sempre più piccole e senza forze loro crescono, crescono con un’alone grigio che tinge le nostre finestre impedendo alla luce del sole di filtrare.
Ė così, quando ci apprestiamo alle “piccole morti”, quando ci apriamo per donare la vita diventiamo più vulnerabili ed ė più facile che le nostre Sorelle Oscure arrivino per godere del nostro banchetto.
E quando hanno il coraggio di sedersi alla nostra tavola, siamo noi e loro. Siamo in due, una di fronte all’altra ed è necessario guardare “l’altra”.
Guardarla, accoglierla come una parte di noi, ringraziarla per essere venuta ad insegnarci qualcosa e parlarle. Parlarle per riconoscerla e decidere quanto spazio vorremmo offrirle della nostra vita.
Riconoscerla per darle importanza e narrarla, parlare di lei ad amici, familiari e specialisti.
Come ogni cosa più le si offre il diritto di essere conosciuta più ė facile offrirle dei limiti, dei confini cosicché faccia sempre meno paura e si prenda sempre meno spazio.
Lo stare fra donne, il continuare a tessere ” quel filo rosso che tutte ci lega” può aiutare la nostra Sorella Oscura a non prendere il sopravvento ma ad essere riconosciuta come una parte di noi che viene a farci visita ma che non diviene unico punto di riferimento.

Se pensi di avere a che fare con la tua “Sorella Oscura” parlane! Puoi anche  cercare il centro regionale più vicino a te che si occupa di depressione “al femminile”.

Liberi tutti

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Estate in arrivo!!!!!!

La nostra mente da genitori rimbalza fra mille idee..

Alcuni di noi “devono” partorire idee geniali: entrambi lavorano e nessuno può occuparsi dei cuccioli; altri vogliono offrire occasioni di crescita, socializzazione e divertimento ai bimbi.

Sapete che la pedagogista che alberga in me è una strenua sostenitrice della lentezza e dell’ozio da offrire ai nostri pargoli, lo so.. tanto lavoro in più per mamma e papà, perchè la lentezza e l’ozio si gustano bene a casa propria, con i propri affetti ed in spazi familiari!

Ho lavorato per anni nei centri estivi comunali, li ho organizzati e gestiti, ho passato 10 ore al giorno con i bimbi e sono sempre stata convinta che nella prima e la seconda infanzia il gioco libero doveva farla da padrone: un attività al mattino, una al pomeriggio e tanto gioco liberamente scelto ed organizzato dai bimbi con gli amici e con educatori a tua disposizione!

Questo provocava ogni anno grosse discussioni con alcuni colleghi e con i genitori: l’attività organizzata che “governa” i bambini che “insegna” loro qualcosa… Insomma che li rende più gestibili, più sotto controllo…

Rendere sotto controllo estivo un bimbo che arriva con nove mesi di scuola sulle spalle!!!! Già a maggio i nostri cuccioli sono stanchi, hanno voglia di assaporare loro stessi non di essere ancora “prestazionali” ed assaporare le richieste che arrivano da mille voci!

Se dovete scegliere un centro estivo per necessità di gestione familiare o perchè volete offrire una/due settimane “nuove” ai vostri bimbi, forza! Sceglieteli con cura..

Vi sono dei centri estivi favolosi: da quelli in natura a quelli dove si affrontano come gioco le arti circensi, vi sono anche periodi organizzati dai comuni gestiti molto bene… ma… se potete, collimando con la vostra difficile organizzazione familiare, fate si che “il centro estivo” non sia l’estate dei vostri figli…

E poi… date fiducia a quegli educatori che si prendono la responsabilità, l’onere e (dire io) l’onore di offrire il “gioco libero”, di osservarlo e di intervenire solo se necessario.

Questo permette ai bambini di mettersi davvero in gioco ed alle figure educative di vedere lo scatenarsi dell’inaspettato, a volte, vere e proprie “magie”.

Un centro estivo che offre spazio all’individualità di ogni bimbo, che propone attività ma non obbliga a farla è un servizio di primo livello, è un luogo dove gli educatori lavorano davvero nell’interesse dei vostri ragazzi, è un luogo dove gli educatori sono pronti quotidianamente ad affrontare sfide stimolanti!

Fate si che la loro estate sia tempo da gustarsi in autonomia, delle mattinate da passare a letto o in pigiama, ore passate per terra a guardare il soffitto, occasioni per fare davvero qualcosa insieme, quel qualcosa che vi chiedono da tempo per cui “non c’è mai tempo”

Ho passato la mia infanzia fra scuola e casa.. La casa non erano quattro mura: soprattutto in estate la casa si trasformava in amici, erba alta, colline di terra, ginocchia nere e sbucciate, campi, case in costruzione e voci di adulti che chiamavano quando s’avvicinava l’imbrunire..

La scuola era una maestra “vecchio stampo” dal camice blu, di quelle severe ma per cui le vacanze erano fatte per riposare: leggere libri ed “accomodare” le conoscenze. Niente compiti per noi.

…So che per un grandissimo numero di bimbi questo non può più essere la quotidianità, è il nostro ruolo genitoriale che deve interrogarsi e chiedersi come poter ripristinare un “pizzico” di questa naturalità!

Diamo ai nostri figli il tempo estivo per accomodare le conoscenze.. diamogli spazio, diamogli ozio, diamogli lentezza, diamogli tempo per pensare, sognare e per crescere, da soli.

Per crescere “da soli” non intendo senza il supporto di mamme e papà, anzi, i nostri sguardi vigili sono essenziali.. “Da soli” vuol dire dare il tempo per poter fare esperienze, per stare nell’infanzia, per godersi il tempo, per trovare soluzioni originali e non pre-confezionate.

Come voi avete occhi per vedere la luce,

e orecchie per sentire i suoni,

così avete un cuore per percepire il tempo.

E tutto il tempo che il cuore non percepisce è perduto,

come i colori dell’arcobaleno per un cieco o il canto dell’usignolo per un sordo.

Momo, Michael Ende