Ai cerchi, quelli veri.

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Di cerchi, complementarietà ed accoglienza.

Il cerchio mi piace… l’energia fluisce, tutti si è allo stesso livello, la terra radica e tranquillizza con suo contatto.

In cerchio si cerca un posto, accogliendo in sé lo spazio che si va ad occupare (così non sempre è nelle scuole dell’infanzia ove la maestra in cerchio dovrebbe avere mille mani ed un grembo molto accogliente per darsi a tutti i cuccioli che la vorrebbero un po’ per sé, in realtà i piccoli hanno molte ragioni :)) e così, senza un perchè, quello spazio, chi ci è accanto ma anche chi ci è di fronte o lontano acquisisce un significato, poi per noi, rivelatore.

E qui, quando lo spazio diviene denso, pregno e ricco, davvero si può parlare di cerchio e non solo di circonferenza.

La parità, che parità non dev’essere: sento più ricchezza, peculiarità e complementarietà, condite da rispetto, da sentire, da mettersi nei panni dell’altro e starci: stretti, larghi, attillati o ower size, con un odore del tutto diverso dal nostro: eppure imparare a trovarli affascinanti ed, in quelle tasche, tesori inaspettati.

Sempre.

E l’accoglienza e la verità.

L’accogliere il dolore altrui e reggere lo specchio.

Reggere lo specchio, in silenzio.

Solo dopo rimandare il nostro sentimento, la nostra emozione.

A me i cerchi piacciono così: ricchi, mutevoli, sempre in perenne e movimentato equilibrio.

Ai cerchi, quelli veri.

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Madre e figlio

Immagine

Madre e figlio, Van Gogh

 

Mi sono chiesta se uno scritto del genere fosse da fare arrivare al grande pubblico, per di più su di un blog.

Poi oggi una telefonata di una grande Amica, compagna di avventure materne e di chiaccherate interminabili tra i 500.000 “mamma, mamma, mamma…”: “Devi divulgarla la tua lettera, devi divulgarla per far capire ai genitori che possono e debbono combattere per i propri figli, a più livelli: medico, scolastico, educativo, pedagogico (e tanto altro ancora).

Ed eccomi qui.

 

Sapere che in un modo o nell’altro si troverà la via più adatta, la migliore per quella persona in quella situazione…
Anno 1950: una pediatra sconsiglia e non inietta un vaccino antipoliomielitico ad una bimba che presentava una rilevante dermatite atopica. (Non paleso chi era la bambina perchè potrebbe offendersi nel rivelare così biecamente la sua età ma vi assicuro che, in maniera direttissima, appartiene al mio albero genealogico).
60 anni dopo a seguito di domande ove la famiglia fa presente una sindrome epatica relativa al padre ed una malattia autoimmune e varie allergie relative alla madre, un cucciolo (nato 3 mesi prima da taglio cesareo, di scarso peso alla nascita e trattato con antibiotico) viene vaccinato con vaccino esavalente.
I medici rassicurano, portando dati confortanti ed affidandosi alla sicura “prassi”.
6 giorni dopo quel fagottino viene trovato tutto blu nel suo lettino e finisce in ospedale con valori epatici fuori dalla norma. Piano piano il cucciolo si riprende, i valori (dopo 6 mesi) torneranno nella norma.
Nessuno spiegò l’innalzamento improvviso dei valori del fegato, forse un errore di laboratorio????????
I suoi genitori cercano e sondano strade… chiedono.
Cercano un perchè.
In ospedale informano della somministrazione vaccinale: un medico molto giovane dà loro retta, si informa del caso… poi torna dicendo che i colleghi “più anziani non ritengano vi sia un nesso con la vaccinazione”.
Un gastroenterologo sottolineò che ogni anno vedeva molti bimbi così, e nessuno di loro veniva dimesso con una diagnosi certa.
L’ASL rimpalla al pediatra di base che rimpalla a sua volta alla ASL.
Ah, nessuno (né ospedale, né ASL, né pediatra di base si prese la briga di fare “SEGNALAZIONE DI SOSPETTA REAZIONE AVVERSA” al vaccino consigliando di seguire il piano vaccinale standard.
Poi questi genitori, giovani, spaventati ma con tanta voglia di sapere incontrarono una pediatra con la P maiuscola ed un allergologo con la A maiuscola: “epatite da vaccino” fu la diagnosi di entrambi: senza paura, tutto per il benessere di quel bebè.
Gli ulteriori vaccini vennero rimandati e somministrati piano piano a tempo debito e scegliendo un principio precauzionale e “compatibile” con la storia clinica del bimbo.
Quella mamma sono io.
Ultimamente soffro molto: mi lascia perplessa e basita il giudizio gratuito, il sapere senza godere di informazioni, il sentirmi sola in mezzo alla folla.
Quando entrate nel merito della battaglia provax o antivax……
Conosco un sacco di “ANTIVAX”, molti hanno una storia simile alla nostra, alcuni non possono dire: quando era piccolo è stato “sfortunato” ora è un ragazzone!
PRETENDETE un’anamnesi seria della storia clinica vostra e della vostra famiglia: come sempre tutto viene ricostruito più facilmente a posteriori.
Chiedete, informatevi: i bimbi sono diversi, ognuno ha la sua storia ed ognuno va tutelato.
Solo chi ci passa può capire cosa vuol dire il freddo, la desolazione, la non comprensione, la coppia che salta, l’incompetenza ma anche la saccenza medica, l’incertezza, la derisione, lo scegliere da soli, il non sapere, la paura per una scelta ma anche per l’altra.
Io, nella mia esperienza ho potuto godere fortunatamente di una famiglia che non ha mai giudicato, di una pediatra eccezionale che ha “amato” fin da subito la nostra storia e di amiche ed amici (alcuni) che hanno compreso.
Il mio bimbo sta diventando un ragazzone sano e forte ma non so se non avessi ascoltato la mia pancia cosa sarebbe accaduto.
Sentite quanto è piccolo il giudizio, quanto la storia di ognuno di noi è differente.
Sentite quanto i protocolli, se applicati ad occhi chiusi, possono essere devastanti.

 

 Sentite ed agite, in tutela dei vostri cuccioli, SEMPRE, anche se ciò, se sviluppare un pensiero “altro” è molto faticoso.

 

 

Abbracciando l’apparente fragilità.

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Trame che si tessono: davanti ai miei occhi, dietro alle mie spalle con fili dei miei orli scuciti…

Le Madri ed i Bimbi, le loro anime.

Donne e nuove creature che si avvicendano, che si legano o che rimangono lontane l’una dalle altre, magari conoscendosi grazie a parole, a racconti, magari toccandosi solo per un attimo, o per poche ore.

L’attesa.

I travaglio.

Il parto, la vita che passa dal buio alla Luce, la conoscenza e la negazione di essa.

Tensione di Donne, di Madri che vogliono toccare l’autentico.

Tensione ed imposizione di chi l’autentico lo nega, che ne tiene lontana anche l’idea, lo sfioramento.

Il dolore, la paura di esso che sovrasta l’incontro.

L’abbracciare il dolore, l’abbandonarsi ad esso, l’apertura.

L’apertura al figlio, alla figlia a qualcuno che portiamo nel grembo ma che è diverso da noi.

L’arrendersi a lei, a lui, a quello che ci porterà nella Vita.

La scoperta del “sentirsi in grado”…

Lo scoprire la parte selvaggia, l’animale istintuale da parto che ci guida.

E la scoperta che ci si può sentire in grado anche dopo.

Anche se tutto è andato diversamente dall’immaginato.

L’autentico che si tocca nei primi giorni di vita da Madre: nella disperazione e nell’innamoramento.

La fragilità che si ripresenta, che permette di crescere a noi, alle nostre figlie ed ai nostri figli.

La fragilità che porta in sé l’autentico solo se accolta e guardata controLuce.

immagine da http://www.pinterest.com

Tra veli e teli: tra donne di donne.

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Non avevo idea cosa davvero sarebbe nato quando provai a portare la prima tenda rossa in Brianza: credevo sarebbero arrivate donne ed i teli rossi le avrebbero avvolte nei loro racconti…

Ho sempre avuto tensione verso il femminile che si sostiene: in gruppo, a due davanti ad un caffè…

Da preadolescente volevo creare una “lega militare femminile”: oggi il pensiero mi fa sorridere e rabbrividire ma era solo una tensione a creare una cerchio di donne che potesse difendersi l’un l’altra.

Durante l’adolescenza le figure femminili son state fondamentali: mia madre ha dovuto farmi da madre e da padre e non la ringrazio mai abbastanza, offuscata dai piccoli limiti reciproci.

Durante l’adolescenza ho “goduto” fortemente nelle mie amiche, ed averne alcune in tenda rossa è molto molto bello: c’erano le mie “sorelle di sangue” a scuola… con cui si condividevano pezzi di vita pur nelle arricchenti diversità (che vedo oggi ma allora non notavo).. ed avevo la mia sorella di sangue qui, ad un passo da casa: quella con cui si condividevano racconti interminabili e sigarette di nascosto, nella diversità, a volte agli antipodi, ma legate da un grosso affetto.

L’università ed il lavoro hanno tessuto nuove trame di donne: ho trovato le mie “madri professionali”: donne da cui farsi coccolare, ascoltare da cui attingere sapere a piene mani…

E poi le mie “madri spirituali”, portate dalle gravidanze e dai miei parti: dei riti di passaggio che mi hanno portato enormi ricchezze e fatto camminare ancora un po’ verso il femminile e verso le donne in cerchio, unite e sostenute da un’unica grande ragnatela ove le azioni di una si armonizzano a quelle altrui: pian piano siete entrate nella mia vita.

Ogni incontro ha portato nuove sorelle, nuove storie, nuovi fili e nuovi teli: alcuni sono stati fondamentali per me, come donna, come amica, compagna e come madre.

Hanno permesso a semi latenti di trovare la loro via e di farsi spazio fendendo il terreno, lo hanno annaffiato e più questo accadeva più sentivo crescita per me e per tutte le donne che mi erano accanto… La magia dei cerchi di donne..

Ogni incontro ha permesso la nascita di relazioni fra donne che si cercano e si accompagnano.

Ogni incontro ha tessuto nuove trame in tenda rossa, nuovi incontri: nuovi occhi che si ritrovavano negli occhi delle altre… nelle storie delle bambine che vicendevolmente si è state.

Ogni incontro ha permesso a ciascuna di noi di vedere in se stessa sfumature impercettibili, sfaccettature fino ad allora poco illuminate e di trasformarle…

E così come in una maglione che viene usato per molto tempo i colori cambiano, i fili si allentano, le maglie divengono morbide, altri fili si tirano… e poi, come facevano le nonne.. il maglione viene reso nuovamente filo e torna ad essere qualcosa di nuovo, più vissuto, di sicuro con molta più storia e fascino.

Così donne che arrivano in tenda rinascono, grazie alla magia di altre donne, “grazie all’ossitocina dell’amore che qui si respira” (ndr Simona Petroaie), grazie alla cura del cerchio: donne iniziano percorsi molto personali dentro ma anche al di fuori della tenda affiancate dallo specialista o dalla disciplina che più sentono affine.

E così torna quel legame del tutto femminile giocato nelle calde sere estive nei cortili delle cascine, fra sedie in stradine terrose del sud Italia…

Torna quel dialogo,

quell’avere bisogno l’una dell’altra,

quel sentirsi protette l’una dall’altra,

quel sapere che le altre donne ci sono.

Quell’amore femminile, quel luogo sicuro che a distanza di giorni resta, rassicura e coccola nella quotidianità ciascuna di noi.

Io le amo queste Donne.

Grazie alla mia sorella Khadija per la foto: http://lotusharmony.org/

Buon 2016

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Ringraziando ciò che è stato, non sempre facile ma illuminante.

Che sia un anno prospero,
di luci negli occhi che sovrastino transitorio buio nel cuore.

Che sia un anno di cammino, con piazzole di sosta accoglienti e paesaggi mozzafiato.

Che vi siano sabbie mobili ma sorelle, amici e compagni che riescano a trarci fuori di lì.

Che vi sia Luna, ciclicità e nascite di bimbi nuovi, di bimbi che possano illuminare il futuro.

Che sia un anno di crescita, di sfumature fra il bianco ed il nero ma anche d’arancio, rosso e  violetto;

Anno di menti, di cuori e di pance che cambino e si diano l’opportunità di crescere.

Che sia un anno di profondo rispetto.

Che sia anno di apertura come mai sia stato.

Percorrendo

 

percorrere

 

 

Ieri sera, per la buonanotte, io ed i miei figli siamo stati guidati da “Tranquilla Piepesante”, favola di Michael Ende: la tartaruga cammina, cammina, fa un sacco di strada… Arriverà tardi ad un appuntamento ma troverà altro.

Dormendoci sopra mi è risuonata Tranquilla, mi è “suonata” proprio a modo mio.

L’imparare a stare nel percorso, e non nella meta.

Nello stesso momento mi sono risuonate le parole narrate davanti ad un caffè pomeridiano con una bellissima donna: il percorso della maternità.

“Aspettando” Sirio ero molto sicura: avrei fatto tutto quello che donne fanno da millenni, guidata da un’antica sapienza

Lo dicevo certo e ne ero pure convinta.

Così non è stato… I cuccioli arrivano sempre per insegnarci grandi cose, se le vogliamo vedere.

Io, amazzone dei miei 29 anni, guidata più ad un obbiettivo che non all’apertura verso il condurre una Vita sulla Terra; e Lui, bimbo sapiente, nella mia pancia lo urlava: “mamma non arriverò come tu mi vuoi!! Arriverò a modo mio e farò tutto a modo mio”..

E’ arrivato, con quel suo modo tutto suo.

E poi abbiamo imparato ad amarci e lo facciamo ancora, ogni giorno, camminando insieme: ascoltandoci, osservandoci e parlando tanto.

Grazie al modo con cui i miei figli hanno dato una bella spinta al mio percorso ho imparato tanto… ed ho scoperto lo “stare” mentre si percorre una strada.

Ho imparato a “stare” e sto imparando a gustarmi il percorso: il bosco, il suo profumo, le foglie secche e fra loro fiori e funghi, il canto del pettirosso…

Sto imparando che non ha ragione la pancia, il cuore o la testa. Di volta, in volta, vanno ascoltate tutte e tre: vanno fatte risuonare in noi.. cioè a me fa bene.

Non so se davvero mi interessa cosa farò domani.

Di sicuro starò camminando, a volte avrò un’idea da realizzare a volte no.

Anche quando avrò un obiettivo però non correrò ma osserverò bene e mi gusterò il tutto.

Andrò…

un po’ avanti, un po’ indietro e anche di lato,

ogni tanto mi perderò fra sterpaglie,

e ascolterò il canto dell’acqua del fiume,

magari rimarrò un pochino impaltanata in terreni troppo melmosi,

sarò accecata dal sole ghiacciato poche ore dopo l’alba,

o inzuppata da pioggia scrosciante.

Ma sarò lì a godermela.

Di sicuro troverò chi mi dice cosa sia meglio fare oppure no.

Non credo darò loro retta, sarò interessata al percorso e non a cosa di preciso fare o non fare.

Sarò interessata e cercherò di starci con tutta me stessa: come quando mi siedo quell’ora a settimana e capisco che tutto quello che ci accade è collegato, che tutto appartiene alla stessa identica magia che noi mettiamo in moto sentendoci parte integrante della strada, della Natura.

E mi sentirò ricca, tanto ricca…

Non è un ricco pomposo di una che possiede, è un ricco di colei che ringrazia per chi incontra e per quel che trova sulla sua strada.

Una ricchezza che raccolgo ogni giorno, grata della Vita e di quello che ancora devo capire.

Fine Ottobre, il passaggio fra i mondi.

Invocazione a giornate di fine ottobre, dopo pulizie “energetiche” (fase della Strega)

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Scopa scopetta, porta via quest’aria maledetta.

Che vada quel che deve andare e resti ciò che vuole restare.

Che le foglie secche cadano e si aprano le porte alle Antenate, nonne che osservano e vegliano, come Moire, sui nostri fili.

Fa si che il Passaggio sia custodito e mi custodisca,
che nell’Umiltà io possa continuamente trovare la saggezza del mio centro.

Fa si ch’io possa sperimentare la solitudine e la completezza della Strega, pur legata, da quel filo rosso, alle mie sorelle.

In questi giorni, che le Streghe siano in cammino, non simulacri vuoti, non voci narrate ma Donne sapienti e coraggiose vissute.